Oggi, che mi sono svegliata di ottimo umore, ho pensato che potremmo inaugurare un nuovo spazio qua nel blog. Tremate, tremate...no, scherzo. Ieri mi sono ricordata di una poesia, anzi di un sonetto, scritto da un contemporaneo di Dante. Qualcuno di voi ha mai sentito nominare Cecco Angiolieri? Senese (di Siena) irriverente e passionale irrompe nel Dolce Stil Novo, che cantava l'amore con immagini di grande eleganza e delicatezza, con dei sonetti di forte provocazione e che tessevano le lodi delle passioni terrene. Questo sonetto che vi propongo è stato poi musicato da Fabrizio De André. Leggete prima il sonetto e poi ascoltate la canzone.
Se volete saperne di più su Cecco, potete cercare su Internet perché ci sono tante pagine a lui dedicate. Buona lettura!
"S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui"
Avete visto quante "autorità" nomina nel sonetto? Per comprendere il perché dovete ricordare il periodo storico in cui vive Cecco. E adesso qualche domanda.
1. Cercate su Internet a che fazione storica apparteneva Cecco. Guelfo o Ghibellino?
2. Ma chi erano costoro? Definite i Guelfi e i Ghibellini.
3. Riuscite a trovare un altro sonetto di Cecco?
Ed ora, come promesso, la canzone di Fabrizio De André che, non mi stancherò mai di ripeterlo, è uno dei maggiori poeti contemporanei di questa nostra piccola grande Italia.
