venerdì 20 novembre 2009

Indovinate quest'altro film

Visto che il titolo compare nel video, provate a indovinare chi sono gli attori protagonisti.
Uno è italiano, mentre l'altro è francese. Chi è chi?

lunedì 16 novembre 2009

L'infinito






Continuiamo ad esplorare la letteratura italiana ed in particolar modo la poesia. Nel primo appuntamento abbiamo conosciuto un autore "irriverente", molto terreno (se mi passate l'espressione), Cecco Angiolieri.

In questa seconda occasione, invece, voglio fare un salto sia temporale che stilistico. L'autore di cui ci occupiamo adesso è nato a Recanati, piccolo centro delle Marche, nel 1798 ed è sicuramente il maggior poeta lirico italiano dell'Ottocento: Giacomo Leopardi.

La sua opera poetica è raccolta con il titolo di Canti, pubblicati, come tali, per la prima volta, nel 1831. Tra i più importanti ricordiamo i cosiddetti "piccoli idilli" frutto della grande stagione poetica del 1819-1821, tra cui ricordiamo La sera del dì di festa, Alla luna e, appunto, L'infinito.

Tra i "grandi idilli", invece, nati fra il 1828 e il 1830 citiamo A Silvia, Passero solitario, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio.


L'infinito


L'immaginazione è il tema centrale dell'Infinito. Composto nel 1819 fa parte degli Idilli. Nella poesia antica l'idillio era un componimento breve di argomento agreste o pastorale. In realtà, gli idilli di Leopardi sono molto diversi: il poeta stesso li definì "situazioni, avventure dell'animo". Un luogo conosciuto e definito (un colle circondato da una siepe) crea all'"io" del poeta lo stimolo per immergersi nella sensazione dell'infinito. Questa esperienza, possibile solo con l'immaginazione, è fonte di piacere supremo e il poeta, per un attimo, vi si perde.


Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quïete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s'annega il pensier mio:

e il naufragar m'è dolce in questo mare.


Giacomo Leopardi

giovedì 5 novembre 2009

A richiesta Maria Giovanna Cherchi

Ciao Luz, questa canzone è dedicata in particolare a te che volevi qualcosa di Maria Giovanna Cherchi. Qua canta con Piero Marras, che è un altro importante interprete della musica sarda contemporanea. La canzone è una canzone tradizionale (praticamente ogni gruppo ne fa una versione)ed è tratta dall'Inno antifeudale sardo, scritto da Francesco Mannu in occasione dei Moti antifeudali di fine '700. Il titolo originale è "Sos patriotas sardos a sos feudatarios" e in realtà è molto più lungo (si tratta di 375 versi), mentre comunemente tutti lo conoscono come "Procurade 'e Moderare"...diciamo che è una "sottile" minaccia indirizzata ai feudatari che potremmo tradurre con un "Vedete di stare tranquilli"...
Se vi interessa questa storia o se volete leggerne la traduzione, potete guardare in questa pagina web o sulla sempre presente wikipedia:


Nuovo giochetto

È arrivato il momento di proporvi una nuova sfida...siete pronti?
Allora, vi spiego. Dovete guardare il video che è tratto da un film famoso italiano e indovinare di che cosa stiamo parlando.

1. Titolo del film

2. Regista e anno di produzione

Per il momento io non darò nessuna pista, ma se dovessi vedere che ne avete bisogno, non esiterò ad aiutarvi...
Accettate la sfida?
Il primo spezzone è, secondo me, abbastanza facile, sarà perché è un regista-attore che mi piace molto, sarà perché sono sicura che siete in grado di riconoscerlo e a partire da lì, con una ricerca azzeccata, potrete risalire facilmente anche al titolo del film...insomma, bando alle ciance (ohi ohi, le espressioni idiomatiche vengono fuori come funghi!! E questa che vorrà mai dire?)...
Dicevo: adesso tocca a voi!





Facile no?

mercoledì 28 ottobre 2009

S'i fosse foco

Oggi, che mi sono svegliata di ottimo umore, ho pensato che potremmo inaugurare un nuovo spazio qua nel blog. Tremate, tremate...no, scherzo. Ieri mi sono ricordata di una poesia, anzi di un sonetto, scritto da un contemporaneo di Dante. Qualcuno di voi ha mai sentito nominare Cecco Angiolieri? Senese (di Siena) irriverente e passionale irrompe nel Dolce Stil Novo, che cantava l'amore con immagini di grande eleganza e delicatezza, con dei sonetti di forte provocazione e che tessevano le lodi delle passioni terrene. Questo sonetto che vi propongo è stato poi musicato da Fabrizio De André. Leggete prima il sonetto e poi ascoltate la canzone.
Se volete saperne di più su Cecco, potete cercare su Internet perché ci sono tante pagine a lui dedicate. Buona lettura!

"S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui"

Avete visto quante "autorità" nomina nel sonetto? Per comprendere il perché dovete ricordare il periodo storico in cui vive Cecco. E adesso qualche domanda.
1. Cercate su Internet a che fazione storica apparteneva Cecco. Guelfo o Ghibellino?
2. Ma chi erano costoro? Definite i Guelfi e i Ghibellini.
3. Riuscite a trovare un altro sonetto di Cecco?
Ed ora, come promesso, la canzone di Fabrizio De André che, non mi stancherò mai di ripeterlo, è uno dei maggiori poeti contemporanei di questa nostra piccola grande Italia.


venerdì 23 ottobre 2009

Giuliano Palma & the Blue Beaters

Ed eccoci di nuovo qua. Torniamo alla musica italiana e questa volta vi presento un gruppo che qualcuno di voi conosce di sicuro...così mi piace, io accetto volentieri suggerimenti e poi cerco le canzoni...ripeto, mica devo fare tutto io!
Prima di presentare la canzone, vi assegno un primo esercizio con relativa spiegazione (altrimenti ascoltare solamente musica sarebbe un po' riduttivo). Lo può svolgere chiunque, dal primo al quarto anno, ops primo avanzato volevo dire.
Allora. Avete visto che ho utilizzato la parola MICA? La frase dice così: "mica devo fare tutto io!". Due questioni:
1. Provate a riscrivere la frase usando un sinonimo di mica
2. Cercate l'origine di questa espressione. Da dove viene? Che cosa significa letteralmente?
3. Scrivete una nuova frase usando MICA.
E questo esercizio può servirci da presentazione per la sezione delle espressioni in italiano...vanno bene anche proverbi oltre che frasi idiomatiche?
E adesso torniamo alla musica che ve la siete meritati.
Il progetto nasce negli anni '90, precisamente nel 1993, quando Giuliano Palma (membro di un altro storico gruppo i "Casino Royale") canta sul palco insieme ai "Fratelli di Soledad". Sembrava un'esperienza estemporanea e invece era l'inizio di un grande e prolifero progetto.
Se vi va di curiosare un po' questa è la pagina web del gruppo: http://www.thebluebeaters.com/
A parte il chiaro richiamo alla musica ska, riprendono anche canzoni italiane degli anni '60, di grandi come Gino Paoli o Mina.
Tra le tante canzoni ho scelto la cover di "Che cosa c'è" che cantano insieme all'autore originale Gino Paoli.
Che bella!
E poi sotto vi inserisco un altro video, con la versione originale cantata da Gino Paoli.
Per quale delle due va la vostra preferenza?




E ora l'originale

venerdì 16 ottobre 2009

Musica in Sardegna e non solo

Abbiamo parlato di musica a scuola e vi avevo detto che avrei messo un nuovo video per poi sentire le vostre opinioni e sapere che musica vi piace ascoltare. Ci ho pensato tanto e ho deciso, per una volta, di farvi sentire un esempio di musica non in italiano, ma in sardo. So che noi studiamo italiano, ma così, per parlare di musica, di canzoni e per farvi avvicinare un po' di più alla mia terra (virtualmente) ho pensato che potesse essere interessante farvi ascoltare una canzone di un progetto musicale che a me piace molto: KNA. Nasce dall'unione di due gruppi i Kenze Neke, che è lo storico gruppo di combat rock della Sardegna e i loro "fratellini" minori, gli Askra. Ho scelto una canzone lenta, che è una ninna nanna per un bambino. Si intitola "Carchi rosa galu vrorit". Ipotesi sulla traduzione in italiano?
Poi, per tornare ai gruppi italiani, come già sanno le mie alunne dell'anno scorso, sono abbastanza "schizofrenica" per quel che riguarda i gusti musicali; passo da De André, indimenticabile e meraviglioso cantautore, agli Assalti frontali, ma mi piace anche Rino Gaetano o la musica italiana degli anni '60 e quando ho nostalgia della mia città, allora ascolto un po' di canzoni in sassarese, che parlano tutte di festa, di cibo e descrivono alla perfezione lo spirito della città. Come dire il sacro (De André) e il profano (Giovannino Giordo e le sue chitarre...ancora non penso siate pronti a capire la "sassareseria").
All'ascolto!